GIORGIO AUNEDDU MOSSA
SEGNI E SIGNUM: SGUARDI D’ARTISTA
ARTE E ARTISTI DEL SEGNO
Per una nuova rassegna di Arti Visive
Per noi i segni sono immagini, sono parole, sono intenzioni e rappresentano la cultura, la memoria, lo spirito di chi la esprime.
Ogni “segno” fa parte di un linguaggio poiché ne è la comunicazione, e costituisce nell’insieme dei “segni” e dei suoi valori, la pregnanza di sé, nelle varie e multiformi espressioni delle immagini di un’ immagine. Ogni “segno” è, ad ogni incontro, una sintesi originale e comunicativa del linguaggio artistico proprio di ogni artista. Dunque “segni” come individualità artistiche dentro la pluralità dei linguaggi e dei metalinguaggi puramente visivi e sensibili, al di là di ogni singola e splendida visione.
“SEGNI” in questa seconda edizione internazionale d’arte del piccolo formato (nella costante dimensione di 20x20cm.), continua il progetto originale ideato per la prima rassegna nel 2005 e costituisce una sensibile ed esemplificativa quantificazione di una corrispondenza reale e al contempo “ideale” di ogni libera espressione e comunicazione artistica presente ed attiva sul territorio piemontese e non solo, che ha aderito a questa significativa e particolare iniziativa culturale.
SEGNI è infatti per noi, che l’abbiamo incoraggiata e sostenuta fin dal primo progetto, con qualche consiglio nel metodo e nel merito, una delle migliori esemplificazioni sperimentali dell’arte d’oggi, considerando la quantità delle adesioni e la miscellanea qualità dei lavori, oggi presente sul mercato dell’arte contemporanea, sia anche, con le inevitabili difficoltà del momento, in forma audace e coraggiosa, ovvero non retorica o allineata a convenzioni o pseudo selezioni critiche. Salviamo l’arte contemporanea dai finti baracconi prefabbricati dei musei, più morti che vivi, dalle finte fiere di mercato mascherato, dalla ipocrita qualifica di commissioni di partito e di giurie scarsamente illuminate eppur delegata alle nuove acquisizioni...(con pubblico denaro…sic!). Qui per la più schietta e sincera felicità dell’arte, sia pure la più semplice e modesta, ma libera e per fortuna ancora autentica, è presente semplicemente arte creativa in forma di frammento di poesia, con il coraggio che contraddistingue le sincere e libere espressioni artistiche, sia dei “maestri” dell’arte contemporanea, sia delle più giovani generazioni dell’arte d’oggi (e la forte presenza di giovanissimi studenti delle Accademie di Belle Arti ne è la risposta più reale), costituisce la significanza di questa “parte ideale” nella qualificante sintesi del “segno”, a favore di ogni sincera, sia pure evoscelta, espressione e comunicazione pregnante e autentica di sé, in forma di libera autoanalisi, autobiografia, se non di libero autoritratto, e conferma il successo straordinario della prima edizione.
Anche questa rassegna è proposta a favore e ad incoraggiamento dell’arte, sia quella già affermata e notevole per presenze a cui rivolgiamo omaggio, come i sempre giovani Antonio Carena, Ezio Gribaudo, Giacomo Soffiantino, ed altri significativi “maestri” dell’arte contemporanea internazionale, o come i giovanissimi talenti che non hanno ancora avuto occasione di proporsi all’attenzione pubblica.
E’ il nostro un omaggio e un saluto, a tutti gli artisti noti e meno noti, specialmente per la loro esemplare partecipazione. Una sorta di particolare incoraggiamento verso il rinnovamento della nuova arte, quella cosiddetta delle giovani generazioni di artisti, per lo più studenti di Istituti quali Licei, Accademie e Università delle Arti, italiani ed esteri. Omaggio, dicevamo, che gli stessi più affermati artisti, quelli appartenenti alla storia della cultura figurativa del nostro tempo, tributano con la loro qualificata partecipazione e presenza, alle più giovani espressioni artistiche, emergenti o meno, del contemporaneo.
Questi particolarissimi “segni”, costituiscono una ideale e multiforme espressione di tecniche e materiali dell’arte contemporanea, riuniti in una fantastica e fantasmagorica quadreria, unica nel suo genere, così formulato, nel panorama artistico non solo piemontese ma europeo.
Dunque qui e ora “segni” e sguardi finiti come paesaggi infiniti, poiché in ogni piccola superficie di questi sguardi d’artista poeticamente vi è posato (e vi riposa) un “segno”, il “segno” la parola e l’immagine, il pensiero vivo e vivido dell’artefice che, quel particolare sentimento dell’immagine, ha realizzato. Tanti segni quante storie di immagini in un insieme di immagine: questa è la più viva e vivida sensazione di presenza di vita che ci trasmette questo evento. In fondo, come giustamente sottolineava nella prima edizione di “Segni” Francesco Poli “l’intenzione fondamentale è stata quella di far conoscere al massimo numero possibile di persone l’esistenza e l’attività del Cenacolo Casorati, efficacemente diretto dalla “passionaria” Delia Gianti, coinvolgendo in questa esposizione il massimo numero di artisti, che hanno risposto al di là di ogni aspettativa”. Con questa seconda rassegna di Segni ecco ancora l’esempio lodevole di una nuova vitalità a favore dell’arte e, non ultimo, nel caos delle metropoli d’oggi, dell’uomo contemporaneo, sempre più desideroso di salvarsi, non solo gli occhi ma la mente e il cuore, con la poesia dei segni, delle forme, dei colori, dell’arte.
Il segno è sintesi di forma e materia ed è sinonimo di spazio e di tempo, nella sua prima manifestazione visibile, se non intuibile.
Dentro il segno, al di là del segno, il “segno” per noi può servirsi di più metodi liberamente, di molte improvvise risorse dell’intuizione e dell’intelletto, e come ricordava Virgilio Guidi in una pagina dei suoi scritti, a proposito del segno, che “tuttavia i moderni amano quasi esclusivamente il segno puro, la nuda semplicità del segno, che più che chiudere la forma in un punto, la sprigioni, la liberi, sulla superficie intesa già come spazio…” E Renato Barilli, tra le annotazioni dei suoi Taccuini rivelava che “il quadro agli inizi è come un seme…ogni segno nero è una pietra dura e preziosa…”. Per Matisse significativamente ed esemplarmente “…ogni intensificazione del segno si accompagna ad una intensificazione dell’impulso creativo…”. Se vogliamo ricordare ancora altri “segni”, è oltremodo utile qui l’esempio particolare di Tancredi quando confida in una “Pagina di diario” (1968) che “…ho impiegato una “forma” molto semplice per controllare lo spazio: il puntino. Il punto è l’elemento geometrico meno misurabile che ci sia, ma il più immediato da ideare…il punto dà l’idea del vuoto da tutte le parti…”. Come è alfine significativo ricordare il nostro Paolo Fossati quando scriveva nel 1982 a favore del “segno” di Bice Lazzari che “Il segno esprime meglio nella purezza della forma comunicante e comunicativa la poetica stessa che è in ogni espressione, in ogni emozione…”. E se i segni sono valori della mente per portare quello che prima era sommerso sotto ogni superficie, alla luce del mondo sensibile, come non ricordare qui l’esempio straordinario per eccellenza di qualità e passione per la disciplina etica del segno inciso e per i valori dell’arte di Mario Calandri, di Mario Davico e di Francesco Franco?
Un artista e poeta della parola come Franco Fortini alla domanda “che cos’è la poesia e se è ancora viva e attuale oggi” rispose così: “E’ come se dovessi rispondere a che cos’è l’uomo, a che cos’è il mondo!” E Mario Luzi, alla stessa domanda rispose: La poesia aggiunge vita alla vita: una vita al quadrato”.
Grazie a questo evento, per noi i “segni” qui raccolti, sono parole e immagini di poesia, ed in questa straordinaria pinacoteca dell’attualità creativa, sono significanti segnali comunicativi del contemporaneo. Sono sempre autentica espressione di vita e, soprattutto oggi, di questa vita, la poesia e l’arte sono salvezza, sono speranza di continuità e nutrimento. Sono, nella Stagione Totale del mondo, la poesia del mondo.
GIORGIO AUNEDDU MOSSA






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